mi hai detto a parigi fa freddo ottimo clima per lavorare.
si. fa freddo. accendo il riscaldamento. forse. fra poco. e' bella la sensazione dei polpastrelli gelati.
voglio aria.
aria.
aria.
aria gelida.
niente. mi disperde.
non importa. mi dispiace. ti amo. stai tranquillo. mi trasferisco. scomparire. implodere.
aria.
implodo.respiro.
punto.
esplodere.
aria.
Né Martina né Rossana. Rael. Avrà un corpo ferito e fiammeggiante. E un'anima ubertosa.
Danzerà sul tuo canto. E tu imparerai a disegnare.
E' strana l'attesa. Da sempre.
Ho dormito sotto l'ombra di un tetto, poco spiovente, ho la coperta intrisa di pioggia. Il viso è bagnato. Lacrime non mie. Non solo le mie.
Mi sono spostata. Ho lasciato lo spazio ad altri sguardi, che puntavano il cancello in fondo al viale, certi che saresti tornata. Non più sicuri di me, solo più arditi.
Odio la calca. La massa sentimentale. Dove si dice "sono qui" e non si riconosce la sfumatura.
Mi sono spostata, ma non troppo. Perché il mio orizzonte potesse riempirsi di te e tu non potessi dubitare.
Hai stretto mille mani. E continua a piovere. Corpo piatto contro uno spigolo di mondo.
se avessi avuto una figlia l' avrei chiamata rossana. ma piu' probabilmente martina. e per farla addormentare le avrei cantato:
Tricky: She's the one makes me feel these ways He's the one need sun rays Can't stand to feel Hate to feel Gone insane High jack a plane Don't push me 'cause I'm close to the edge Trying hard not to loose my head Can't hardly breathe I've been and seen She hides my Ventolin Can't hardly breathe Can't hardly breathe Can't hardly breathe
Martina: ( I'm the one ), I'm the one ( Who hides his medicine ), Who hides his medicine ( Watch him stop breathe ), Watch him stop breathe ( Watch him bleed ), Watch him bleed ( I right the wrongs and take his songs ), I right the wrongs and take his song ( And we all live happy ever after ), And we all live happy ever after ( Can't hardly breathe ), Can't hardly breathe Can't hardly breathe Can't hardly breathe Can't hardly breathe And we all sing together now Can't hardly breathe
patetico, vero?
odiosa. schifosa. maledetta figlia di puttana bastarda maledetta troia zoccola puttana ti odio mi fai schifo maledetta tu e tutta la tua stirpe muori bastarda
bastarda
bastarda
potremmo mettere l' opzione "commenti".
giusto per lasciarci violentare un po.
cercavo la moleskine per scrivere a mano cio' che vedevo, in francia. fermare con inchiostro le migliaia di immagini. a briançon non vendono le moleskines, ho scoperto. lascio scorrere le immagini senza fermarle. probabile che a scriverle si sarebbero accartocciate senza dignita'.
nell' altra stanza rimbombano i carmina burana sai dieci anni fa andai con lui al regio ed ascoltammo una versione esclusivamente di percussioni sai poi girammo genova come pazzi per trovarla sai non la trovammo non ci trovammo ci perdemmo lo lasciai andare lo scalciai via ma che importa.
al piano di sotto rimbalzano i suoni della playstation sai un anno fa andai in giro a cercarla con giochi e giochini cosi' non avrebbe piu' toccato il computer girai come una pazza per perderlo lo persi lo scalciai ma non vuole andare via sa la strada ma non si decide ad imboccarla.
sul tetto rintoccano le campane per l' adunata eucarestica sai venti anni fai ero costretta a cercarla con libretti e santini poi sai se ci fosse stato veramente con le sue lacrime di sangue avrebbe coperto le mie di acqua e soluzione salina ma lo scalciai e lo irridetti ed e' andato via e meno male gia' ho poca voglia di fare le cose necessarie figuriamoci andare a recitare litanie.
sul tappeto il mio cane dorme e sogna di correre: guaisce. lui non lo voglio scacciare. forse sogna di giocare con un enorme cane nero.
Ore lunghe. Lunghe come le ombre nelle terre dei ghiacci.
Ho scritto. Rimpianti. Il tempo sembra una corsa di istanti perduti.
Non ho le parole e non ho arte. Non fumo. E nessuno si è mai fermato davanti al mio canto.
Ore lunghe. Non so nemmeno perché ho aspettato. Non so farne a meno. Mi sembra, ogni volta, che chi non arriva potrebbe rimanerci male se non mi trovasse.
Riparto. Ci sono altre attese. Altrove.
Ho raccolto una moneta.
In realtà , non l'ho proprio raccolta. E' successo che, in una notte autunnale, una lacrima caduta sulla mia mano è diventata un bene prezioso.
Rigiro la moneta nella tasca. Da quando ce l'ho, ho imparato a sognare. Non immagini indistinte o subito offuscate al risveglio. Sogno e vedo. Sogno e sento. Sogno con la pancia, con le vene, con la carne, con i piedi stretti nelle scarpe. E ogni giorno è un passo. Una lenta costruzione.
La moneta, nel tempo, si è fatta più pesante, la avverto più lucida nel palmo, calda, viva.
Rigiro la moneta nella tasca. Respiro forte l'aria bizzosa. Sono ricca. Nessuno lo sa. Ma i miei sogni cavalcano davanti a me, in una marcia trionfale. Chi mi guarda rimane abbagliato.
Oggi, hanno bussato alla mia porta. Creditori... Devo saldare i miei debiti. Ma non ho timori. Posso pagare ogni caduta e sarò ancora così ricoperta di merviglia e splendore da non aver paura dell'inverno.
Rigiro la moneta nella tasca, il mio bene prezioso, la mia vita.
Apro la mano. Gesto di bambina. Pelle consumata da ustione. Nulla.
Un vento arrabbiato, gravido di inverno, sbatte contro questa vetrata, scricchiolante baluardo di appuntamenti mancati.
Ho messo a bollire l'acqua, un gesto automatico. Non controllo nemmeno, lo sbuffo del vapore mi dice che il liquido si consuma in aria. Ma le foglie non sono ancora abbastanza secche da sprigionare un aroma che possa farti tornare.
Con occhi dilatati, quasi impettiti sul divano sgargiante di mediterraneo, cerco con l'udito il tuo passo nel mondo. La chiave che tintinna il tuo arrivo.
I vetri si tendono, resistono. Quasi una missione, un dovere da strenuo combattente. Fermare la tempesta.
Non è vero che c'è tempo.
Che inganno questo scorrere inarrestabile di cellule decadenti.
Non è vero che "sognerò domani", "ti verrò a trovare", "mangeremo pizza con gli amici".
Non è vero che è possibile. E che saremo più forti.
Non è vero. Se non questi segni evidenti. Di passaggio.
Hai sparato al mio petto e hai strappato dal mio grembo l'amore pulsante. Egoista, l'hai voluto solo per te.
Non è vero.
Perché c'è stato un presente, in cui anch'io cantavo. Un presente con le mani piene. E solo quello esisteva. Non lo sapevo. E ho messo le mani a coppa, per bere più forte.
E ora, non c'è tempo.
E la pelle avvizzisce a una mensa deserta.
Encounter in the Chestnut AvenueHe felt the entrance's green darkness
wrapped cooly round him like a silken cloak
that he was still accepting and arranging;
when at the opposite transparent end, far off,
through green sunlight, as through green window panes,
whitely a solitary shape
flared up, long remaining distant
and then finally, the downdriving light
boiling over it at every step,
bearing on itself a bright pulsation,
which in the blond ran shyly to the back.
But suddenly the shade was deep,
and nearby eyes lay gazing
from a clear new unselfconscious face,
which, as in a portrait, lived intensely
in the instant things split off again:
first there forever, and then not at all. (R.M Rilke)
e' bellissima, ascolta questa:
Dis-moi c'est quand que ça commence Si ce que l'on tiens est une absence, un alibi Dis-moi aussi c'est quand que tu reviens ? Dis-moi c'est quand sans altérer ni sans gommer cette alternance Cette sensation d'appartenir à la réalité On se demande bien si ce jour viendra Où enfin on sera comme les autres au coeur de sa vie Dis-moi c'est quand que ça commence Si ce que l'on tient est une absence, un alibi. Dis-moi aussi c'est quand Que tu reviens ? Moi je ne vois qu'un amateur de la vie Un amateur qui recommence Avec mes amours, mes amitiés Tout ce qu'il faut pour être entier Je fais je fais J'essaie j'essaie De fait je suis un amateur de la vie Un amateur qui déborde de cette envie Car je la veux oui je la suis Oui je la veux car je la suis Dis-moi c'est quand que ça commence Si ce que l'on tiens est un absence, un alibi Dis-moi aussi c'est quand Que tu reviens ? Dis-moi comment Moi qui n'ai rien vu rien compris Et qui veux m'accuser D'être un vieux con simultané Un petit peu Comment dit-on ? Moi je voulais me retrouver Mais c'est pas si simple d'être emprunté Alors Dis-moi c'est quand que ça commence Si ce que l'on tient est une absence, un alibi Dis-moi aussi c'est quand Que tu reviens ?
Mi sono dispersa per anni. Cercavo risposte, ma non sapevo fare le domande. Mi sono dispersa e non mi sono trovata mai. Le poche volte in cui mi incontravo improvvisa, quello che sapevo era di essere un mosaico dai mille pezzi rapinati o regalati o distrattamente lasciati cadere. Se provavo a unire i frammenti, la figura era piena di zone vuote. Smarrita in troppe mani e troppe vite.
Poi, la sua mano si e' avvicinata, piano come si fa con un animale della foresta, e lentamente ha cominciato a comporre e ho scoperto che domande e risposte sono trama e ordito del nturimento. E che si puo' essere uno.
Ora, non mi importa. Chi sono. E la mia mutilazione e' feroce e definitiva.
Sul tuo divano, sento scorrere la tua voglia di vita. E ricordo. Altri divani. E una me che non e' mai stata.
Sul tuo divano, si affollano i tuoi racconti, pieni di nomi e parole e suoni. Di pagine scritte in fretta, di notte. O di corse a casa sbattendo la porta come fosse uno scudo. Sul tuo divano, ci sono serate. E domeniche pigre. Un po di disordine, perche' e' poesia.
Difenditi, sempre. Finche' posso, ti aiutero'.
e' cosi' faticoso lottare. lui sta arrivando. il multitasking non e' contemplato nella sua visione di desco famigliare. anzi. gelosia di parole che a lui venivano dette e cancellate. non sa che sono cosi'. anzi. finge di non ricordare, per non ricordare che ero cosi', per non immaginare che sono ancora cosi'.
Lottare e' faticosissimo. Spietato. E spesso, assolutamente inutile. Se non per l'esperienza.
Al culo, l'esperienza! Io non posso lottare piu', non voglio lottare piu'.
Ma sono contenta di sentire che la tua fatica combatte.
E un lui che non sa e' un lui che non c'e'. Un lui che, nella sua fatica, sta lottando per un desco che già non gli appartiene.
Se puoi, prima di incancrenire la mente e il cuore, cambia. Non dare spazio, nella tua vita, a quello che non vuoi. Non ancora. Non finche' non e' inevitabile.
Mi accomodo tra i tuoi calzettoni. E aspetto. Con te. Anche tu hai bisogno di carezze. Sto piangendo. Per te. Per lui.
Sono lacrime grosse, cadono sulla scrivania nera, piccole pozze.
Piango. Per me. Per lui.
Per questo noi incompiuto.
Piango perche' vive l'impossibile. Ma non il sublime. Perche' non c'e' relazione tra l'amore e la vita. Perche' e' un grande inganno. O un'immeritata fortuna.
Piango. Dolorosamente.
Anch'io non amo i miei piedi. Nel senso che l'elenco sarebbe incompleto, senza piedi.
Sono vestita come una castagna. Maglione di caldo marrone, gonna a 3/4 a puntini - marroni, certamente - sciarpa, e scalza sotto la scrivania.
E tu, cosa metti nella sacca?
mettero' almeno sette libri. uno per ogni giorno. so che arrivero' a giovedì senza nulla da leggere. poi mettero' dei calzettoni pesanti. sigarette. in francia sono care. forse vado a comperarmi una moleskine. a fare la figa che annota i pensieri. mettero' soldi da spendicchiare in tovaglie provenzali e scatolame per il mio cane peloso. mettero' trucchi e l' epilady, chissa' che non trovi il tempo di usarlo. mettero' cd a manetta e scarichero' da internet le frequenze per trovare i canali porno sul satellite.
mettero' il cellulare segreto quello che uso per parlare con chi mi ascolta davvero.
Cellulari, email, blog. La tua vita e' un labirinto di stanze segrete. Il rischio è che anche chi ti ascolta davvero alla fine non sappia in quale spazio si trova. E cosa sta perdendo.
Non fumo. Ma il mio cane e' la parte buona di me.
Se ho ben contato, ti stai depilando gia' da 2/3 giorni e prevedi ancora una settimana...
Musica, si. Libri, si. E se non avrai piu' da leggere, scriverai tu.
Bella settimana.
multitasking. l'han definito così. non mi dispiace come nome, come definizione. i canali su cui trovarmi, alla fine, son veramente pochi: uno, due al massimo. amo credere di disperdermi per poi ritrovarmi d' improvviso. toh, che bella sorpresa, ancora tu, ma non dovevamo trovarci piu'? piu' sono i labirinti agli occhi distratti e meno questi affonderanno le lame nelle mie mani. e nelle pupille. le bende coperte di sangue sono un depistaggio.
oggi sei serena.
Non sono serena. Ma ti guardo.
vedo. ho finito di mangiare. ti guardo. raccontami della tua polvere.
Ho mangiato pane, formaggio e una foglia di insalata.
Ho dentro tre vite. Uno stesso dolore. Questa vita, pero', a quel dolore ha aggiunto la resa, l'annientamento.
Osservo le dita delle mani e dei piedi. E' curioso come le nostre estreme propaggini nel mondo siano arti tanto delicati.
E tu, sei a piedi nudi?
no. calzerotti. ho la fobia dei piedi. piedi brutti, nudi, difficilmente vedi piedi belli d' estate nei sabot. no. odio andare in giro a piedi nudi. c'e' il contatto col terreno. meglio l'intercapedine di cotone.
come sei vestita?
domanda, risposta. non vale rispondere con una domanda.
qui accoccolati con me sul divano guarda si vogliono bene, vero?
biomachia
adesso sono marmo che affonda nell acqua, guarda non puo' cancellarle nessuno solo le bizze dei server e dei provider
Io amo vedere. Io amo.
Si vogliono bene. In quell'istante. Odio l'inevitabile istantaneità di cio' che e' vero, istanti appesi come bucato, tirato tra finestre nella calle.
E allora, perche', per me no?
Fa freddo. Si. Io ti scaldo, cuore di rabbia e amarezza, vibrante di inarrestabile primavera. Ti scaldo con il mio corpo che muore. Perche' la tua mano, mai protesa, ma quasi dimenticata in richiamo, mi dice che hai un dolce, permeante cammino.
io amo vedere l' istante vederlo scappare poi raccoglierlo poco dopo o dopo ore o anni e annusarlo si, cammino ma neanche troppo in fretta passo punta tacco passo non corro passo da carabiniere con gli anfibi o i tacchi faccio gran rumore cosa c'e' per pranzo?
Ho la vita piena di istanti. Scaffali e soffitte e rifugi remoti stracolmi di odori e ricordi. Antiquariato esistenziale.
Saccheggi. Rifiuti. Il mio passo non fa rumore, ma trema il suolo.
A pranzo, ti osservero' spiluccare.
spiluccare e' una parola delicata, riferita a me che divoro cio' che capita sotto i denti.
pane e formaggio effettivamente di adattano al divorare
Non spendere soldi per chi e' alcolista di veleno... Ma insegnami a guardare da quella finestra. Solleva le palpebre di questi occhi di vetro. Feriscimi.
E sussurra.
non mi piace in questa stanza picchiarti. non ci sono spigoli contro cui sbatterti gli zigomi. vieni qui, aiutami a spostare il divano.
Io non faccio male.
Non e' vero.
Accade anche a me. Ma non mi piace. Non mi piaccio.
Cosi', concentro molte energie nella cura. Mi prendo cura di te. Per proteggerti. Per difenderti dai colori che ti fanno paura.
Chi ha grande potere distruttivo, deve ricordare che e' pur sempre un potere. Potere, come forza. Potere, come possibilita'. E responsabilita'.
Non sono una lama rotante impazzita.
Spostiamo il divano. Ti guardo. Sei seduta. Con una mano scrivi, con l'altra allontani.
Ho cento anni.
guarda l' azzurro e' freddo e taglia guarda il verde e' duro e scalfisce l' aria e' trasparente e ci sega in due il divano e' arancione, mi accoccolo qui. c'e' caldo tra i cuscini. parlami, cosi' ascolto la tua voce. io ho 23 anni al contrario siamo 123 anni di arancio.
Allora, non ti preoccupare.
Sei ancora nel tempo in cui le paure possono trasformarsi in vele di immaginazione. E tutto e' possibile.
Guardo. E' piu' un movimento della mente, perche' non ho le pupille. E' tutto molto appuntito. Ma il colore e' molto bello.
l' arancio e' caldo. avvolge, c'e' il rosso che brucia e il giallo che stempera.
Naufrago nel colore.
Ascolto il battibecco dei blog. Il cicaleccio di quei cortili, rubati al tempo e al quotidiano divenire.
Continuo a preferire lo spazio non casuale. E il gusto pericoloso dell'esclusiva.
Esclusa.
ciacolano ciacolano ciacolano bello sa di spesa al mercato si mi dia le zucchine piu' verdi che ha e i fiori di zucca piu' gialli che ha e le melanzane piu' viola che ha e i peperoni piu' rossi che ha e metta tutto nel sacchetto di plastica piu' blu che ha
Cammino. Sollevo con le scarpe la nebbia piu' grigia che c'e'.
Ho una casa caleidoscopio. Quello che si riversa dentro, cambia forme e colori.
Stringo un sacchetto. Al mercato, qualcuno, correndo, me lo ha fatto scivolare nella mano. Il pugno serrato. Non apro mai pacchi non miei.
La', al mercato, c'erano voci senape e nocciola. C'era quel grido vermiglio che invece di invitare, respinge. C'era un baritono ciano, che pretendeva di avere sempre ragione. C'era il bianco desiderio di tutte quelle voci che hanno un bisogno, estremo o autocelebrativo, di farsi ascoltare.
Anima sola. Incolore. Tutto quello che ho rimediato e' un sacchetto non mio. Comunque, un peso in piu' da portare.
Cerco.
Sei una farfalla. Ti fermi con ali irrequiete.
Un divano arancione non e' semplicemente un colpo di pennello.
Conosco il vento mai sazio della curiosita'. Ed e' giusto che tu segua la sua onda.
Ho troppe ferite. Mi mancano arti e organi vitali. Brucio. E l'unguento, il poco che ancora mi puo' fare tremare, non puo' essere stilla.
odio i lepidotteri. esseri rivoltanti senza peso. prendo la pupa e la schiaccio schifata tra le dita. ne esce unguento a forma di nucleo che ricovera tutte le ferite. posa il sacchetto sul tavolo di cristallo. vediamo che c'e' per cena. carne e insalata e formaggio e vino novello italiano. mangio poca carne perche' il mio amore era vegetariano. mangio molto formaggio perche' il mio amore qui da me si rinforzava con quello. l' insalata la do da sforacchiare al bruco sul graticcio coperto di gelso.
bevi, emma, questo novello e' fatto con tutti i crismi. ti faro' assaggiare il rotondo del montepulciano d' abruzzo e la ciliegia del petit verdot del lazio. E l' aspro del dolcetto e la spezia dello sfursat e la vecchiaia del barolo.
bevi.
ho paura di chiudere la finestra che guarda sul cortile, stamattina. curioso ancora un po a guardare i ragazzini che giocano a pallone.
Io ho scelto te. Tu non mi avresti mai trovata. Un desiderio espresso e' una fronda che si solleva all'estremo del bosco.
Questo e' il tuo vantaggio. Essere mela sul ramo.
Ma di questo, ancora, non voglio soffrire.
le mele cascano e si spatasciano. emma cristo non mi abbandonare
Io non ti abbandono affatto. Affatto.
Semmai.
semmai scappo io? no sbagli. ho affittato la casa apposta per noi. vieni a vedere che vetrata incredibile.
anch'io, controllo. Spesso. E' la prima vibrazione da mesi.
si, una vibrazione sorda, speciale, lunga. sento i pink floyd con il blog del mio Capitano Varg aperto in un' altra finestra. non mi piacciono molto i pink floyd. una lunga diatriba. tutti i miei pensieri corrono lungo la musica. la musica vibra.
Acciambellato, corpo caldo di gatto sospeso sul proprio abisso. Equilibrio impossibile, sostenuto da un'ultima frontiera di paura.
Fuori. Fuori da dove? Fuori da questa pelle. Fuori, oltre queste pareti. Il cancello si apre, sferraglia il riveglio mattutino.
I rumori offendo. Sguaiato imporsi della vita che corre.
Il corpo caldo di gatto si muove appena, impecettibili segnali di respiro. Ha gli occhi chiusi. Stretti in lacrime di resina. Se piange, profumano. Cova la sua metamorfosi.
Fuori, astiosa indifferenza.
Il gatto lavora per me e te. preferisci il nero o la carta da zucchero?
Il gatto lavora? Il nero.
no, il bianco. adoro la democrazia. mia.
La democrazia funziona, perche' di fronte c'è qualcuno che ha deciso che, per quellla cosa, non vale la pena combattere. O che, comunque, sceglierebbe te. Prima.
certo che ti ho scelta. o hai scelto tu me?
e' bello lasciarsi scegliere e scoprire piano piano le azioni altrui.
Non ho mai ricevuto cartoline da un bellissimo ragazzo.
Non mi mancano.
Ho scoperto di essere coraggiosa, pur se arrotolata in mille paure. Non esitero' mai a dire quello che provo, perche' potrei spegnermi tra un secondo e tu non sapresti che l'ho provato. E chi mi custodirebbe?
E sei gia' ossigeno.
la cartolina che ricevetti e' di Francesco. e' veramente bellissimo. e sa volare con le parole. e' il primo in ordine alfabetico su Rael.
e' ancora buio buissimo stamattina: fa un po freddo. il riscaldamento e' programmato per partire fra qualche milionesimo di secondo. eccolo. e' partito.
Le differenze.
Io ho creato una casella di posta. Per te.
Non ci sono "pochi" eletti, se poi tu hai troppi percorsi da seguire. E supportare.
Ogni notte, da mesi, si ripete la danza macabra. Luce accesa, sempre. Radio accesa. Sempre. Non ascolto. E' solo per difendermi dal silenzio che grida la mancanza fino a farmi vomitare le interiora. Sonno. O qualcosa di simile. Apro gli occhi, all'improvviso. Sono gia' umidi. Sto singhiozzando. Ho cinque anni.
Arriva l'ora in cui tu aspetti che il riscaldamento permetta alle tue dita di muoversi con piu' agilita' sulla tastiera. Io piango da piu' di un'ora. Non mi consumo.
Mi fanno male gli zigomi. I denti. Mi fa male la voce, che emette solo suoni sottratti. Mi fa male questo nuovo mattino.
Ti ho pensata. Ho pensato alle parole. Che non sono terra secca. Visto che sono sul divano, il volto grottesco di dolore, e le penso.
Tu non pensi che le tue parole siano alito senz'anima. Altrimenti non le offriresti al mondo con tanta generosita'. Ma mi piace il tuo bisogno di conferma. E' delicato.
E' la parola che crea, modella e dà vita.
Quando ti ho letta, la prima volta, avrei voluto rubarti. E chiederti di essere il mio usignolo di ferro che resiste al martello dei secoli.
Ho smesso. Di credere a qualcosa per me.
Ho addosso una stanchezza lavica.
Francesco e' bellissimo. Mi riempie di gioia. Per lui. Per te.
La parola non e' un flauto magico. O sì? Forse. Leggo. Per molti e' così. Si dice che tante mosche non possono essersi sbagliate.
addio
Ti parlo. Ti. Parlo. Non sto facendo altro. Mescolo. Identita', pulsioni e sentimenti oscuri.
Si, l'ho conosciuto. E ho sussurrato. E ho tremato. E tremo ancora. Perche' esiste quella rivelazione assoluta. Rivelazione. Esclusiva. Devastante. Esplosiva di luce.
L'ho conosciuto. E altro non puo'.
Fumi. Scrivo avvolta in questa nebbia. Abbiamo gia' uno spazio, un territorio nostro. Ricordo mio nonno. Il mio primo ricordo. Faceva anelli di fumo con le labbra. E mi teneva di fronte a se', una promessa non mantenuta.
Sola come non sono mai stata. Sola. Pericolosamente seduta accanto a me. Anch'io non voglio ricominciare. Non voglio. Scoprire che non c'e'. Sono stanca. Stanca. Di avere cercato di vincere il giovane Wherter, che ormai sta imbiancando e, semplicemente con un colpo di ciglia, mi dice che aveva ragione.
Partirai. Ti immaginero'. La finestra su questo passaggio di stagione. Ho sempre amato. I passaggi. Ti immaginero'.
E vorro' aspettare il tuo ritorno. Lo sto gia' aspettando.
Non sei tu il muso di cane, ma io. Dicono che ho gli occhi da cane. Certo e' che, in me, di umano c'e' poco. Cosi', almeno, puoi portarmi a fare pipi'... E resto avvolta nel tuo fumo.
Partirai. E conosco. Quel senso di inquietudine. Quasi che un posto possa essere tale solo perche' sai che lo dovrai lasciare. Anche se sai di non voler tornare.
Io so il francese, un po'. E non voglio tornare.
Quante volte hai controllato se era arrivata la risposta? ehm un po tante. tantiiiissime, diceva la pazza nel film con albanese.
Quanto e' importante il respiro. Ogni respiro.
Guardarsi e respirare. Insieme. Dormire, respiri affiancati. Ammirare il tuo respiro, come atto completo dell'universo. Contare. Accompagnare. Respira con me. Onda e lembo di terra. Riempi di respiro il tuo bacio. Anche ora, lontani, respiro con te.
Vedremo. Quanto sara' crudele la tua mano. Mentre mi avvicino, muso di cane. Per sentire se sei. E se non andrai via.
spengo la sigaretta nel posacenere con la pubblicita' de lo chat noir. tutto quello che scrivo mi pare terra secca. non fa ridere. non fa piangere. non fa sognare. vorrei che fossero le parole che non ho mai avuto il coraggio di sussurrare al mio uomo, prima che lo scacciassi via.
tu hai conosciuto il vero amore? quello che ti fa rabbrividire gli avambracci mentre leggi le sue parole? ritrovo quella sensazione nelle tue.
non sono muso di cane. sono niente.
la prossima settimana andrò a briancon. da sola, finalmente, dopo anni. respirare. leggere. mangiare ad orari stupidi quel che capita. il mio cane. portarlo a passeggio nel freddo la sera, lui che fa pipì e io che fumo e penso. andare a dormire alle 8 di sera per alzarmi a vedere l' alba. l' appartamento ha una grande vetrata. pensare che sarebbe bello non tornare piu' indietro.
cosa penso, poi. non lo so. non so il francese. ma mi delizia e mi tenta l' idea di cercare lavoro li' e scomparire.
da piccola sognavo il mio funerale. come tutti, del resto. ora non ho piu' tanta voglia di morire. preferisco osservare i becchini che buttano in un angolo le corone.
no, emma, non sono arrabbiata. e' pena quella che provo. un male sordo.
ho di fronte a me una cartolina da parigi, ricevuta un anno fa circa da un ragazzo bellissimo.
parigi e' bella. ero euforica. ma preferivo essere sola. non riesco ad essere sola per ricominciare.
parlami.
Avrei voluto essere la tua bicicletta.
Non preoccuparti, non mi fa male la mano. Sono permeata di tale dolore che non mi spaventa il tuo. E anzi, divento naturalmente culla.
Non si cambia dopo una corsa. Si puo', pero', cantare una nota mai raggiunta prima. Poi. Basta.
L'apatia che vivo, qui. In questo posto che non e' mio. Che non mi ha voluta, ma mi ha messo i ceppi alle caviglie. Questa apatia, non vede salite e discese, e fa fatica anche solo ad aprire la porta al mattino. E soffre, da quell'istante, pensando che dovra' chiuderla alle spalle la sera.
Ci sono vie che ho percorso mille volte. Ho sussultato alle tue euforie parigine. E ho ripensato a quando credevo. E a quanti chilometri ho consumato. Muovendomi poco. Pochissimo.
E ogni volta mi chiedo. Quando affonderai il coltello. Se trovero' il ricordo di una smorfia almeno vagamente simile a un sorriso. O se mi aiuterai. A non aspettare domani.
ti aiutero', domani. sono tua, ormai. odori di buono.
io non passo mai oltre. piuttosto, non passo.
La tua rabbia e' evidente. E, ti prego, non mordere - tanto per non correre il rischi di mancare una punizione - anche chi non ha ancora fatta sua la colpa.
Il mio odore e' oblio. Acqua del Lete. Occhi bambini al di la' del vetro. Il mio odore e' odore. Senza qualita'. E' una vecchia soffitta. E' domanda. E resa.
son anni che coltivo la rabbia. la coccolo la rigiro e la lucido. ero introversa. presi la bicicletta e feci una corsa velocissima per le vie di torino, schivando le auto. tornai al lavoro, fine pausa. ero estroversa. qui dove vivo l' apatia mi impedisce di pedalare, troppe salite, troppe discese. fatemi esplodere. se esplodo puo' essere scheggia che colpisce. mi spiace, non volevo ferirti. aspetta, fatti togliere quel pezzo dal palmo della mano.
Odori di qualcosa che si e' perso e non tornera'. Odori di una porta appena chiusa. Di pioggia appena passata. Di sole che sorge oltre la linea del tramonto finito.
Odori di orgoglio. Di passione per il tuo cuore.
Odori di specchio incantato. Che si guarda, compiaciuto, e si concede, piu' compiaciuto ancora.
E non ti ho ancora annusata.
odoro di rabbia per chi mi guarda credendo di vedere e passa oltre senza manco girarsi a gettare ancora uno sguardo, per sicurezza di aver visto bene.
tu di cosa sai?
Assolutamente. In bianco e nero.
Porto i segni di un pestaggio. Nessun branco. Basta una voce, nel coro, per scrivere la tua fine.
Sto respirando con grande fatica. Sento. Fierissimi. I miei sentimenti. So. Che, d' ora in poi, sarà così ogni giorno, un'uscita sotto scariche di pugni. Fino a quando non avro' la forza di spegnere la luce.
Non voglio immaginarti. E' come essere due cani che annusano lo stesso giornale accartocciato a lato della strada. Sento il calore del tuo corpo (vedi? l'inutile, inadatto, desiderabile corpo), ma non conosco il tuo odore.
Ma gia' so. Di essere disarmata.
odoro di bellissimo, mi dicono. non gli credo. mi annuso. preferisco l' odore dei gatti che dormono.
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