Ettore [ed] Andromaca [si] Respira[no]

 







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*loading* ospiti a pranzo
 

A volte, cerco di fare ordine. Vorrei che il linguaggio avesse forza assertiva, che bastasse la determinazione di un'espressione nitida a imporre una corrente positiva. E invece, la parola offende. Colpisce, ma non afferra. E il più delle volte, manca.

Invidio chi scrive, chi crea, penso che sia meraviglioso.
Frida Calo liberata.

Non c'è leggerezza.
La cucina diventa il palco su cui inscenare un desiderio al condizionale. Rappresento l'essere ottativo.

Ho sgomberato i cassetti, girato i materassi, finalmente appesa Baskervilles. Sempre meno importante. Dire. Sostituito da un mimo, che al girare dello sguardo, pronto nasconde nelle tasche le dita in guanti bianchi.

Non arrivo mai fino al fondo.

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emma
 

Ovattato. Avverto una distanza cotonata dalla cose. Ovatta. Che accentua gli spessori e rende ondeggianti e in bianco e nero i passi nello spazio. Ovatta, che quando piove si impregna e si affloscia pesante contro la carne, concentrando il freddo, colando liquido di incontinenza esistenziale.

Al mattino sento il terreno croccante sotto le suole, il cane si rotola in un bianco talmente ghiacciato da non inumidire il pelo e osservo la larga foglia, che sembra arrivare da altrove, perché non c'è ramo che potrebbe portarla nello stretto raggio dello sguardo, e si allarga tra i pietrini del selciato, grigia di lampione e foschia, ottima per un album, una ricerca, o il muso sano di quadrupede.

Incrollabile silenzio, pieno di simulazione. Ripasso come mi abbia fatta lentamente morire, strategia appoggiata alla mia attesa, alla mia totale incapacità di ribellione.

Mentre sento che le correzioni sono segni bicolore su una pagina che non può rimediare al suo errore.

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emma
 

Anedonia.

I pensieri sono insetti che si muovono a scatti e ad ogni ostacolo quasi tornano indietro, chiusi in un perimetro che li rimpalla con ripetitiva mancata conclusione.

Come sarebbe bella la violenza senza dolore.

Matita rossa e blu che sottolinea, circoletta, mette punti esclamativi, inducendo simulacri di correzioni.

Accettare, invita ad accogliere in sè, ma non disdegna la lama, epurazione. Necessaria ambiguità del comprendere, tentativo. Approssimazione. Finché la menzogna non è che un filo intrecciato all'ordito del vero.

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emma
 

Scorro i segni sulle mani. Vedo un confronto insostenibile.

Ho cento anni e ne ho dodici.
Ho lacrime dure come marmo su un utero scarno.

Tira fuori i coglioni.
Copevole, anche di questo.

Ho talmente paura che ho ridotto i contatti al minimo, i contatti con l'anima. Porto le mani alle orecchie, le premo con forza e urlo "ba ba ba baaaa", per coprire la voglia di sapere, ancora, quanto possa fare male.

Non mi fido.
non mi fido.

Un'iniezione per sclerotizzare la vena. Conservarla inerte, inutile, sotto la pelle.
Basterebbe.

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emma
 

Quasi scivolo sul composto apparentemente alimentare.

Le pareti fanno eco alla tua forza snella, quasi fatata, e alla cinta di ovatta legata attorno al mio adipe.
Del resto, dovevamo trovare un modo per liberarci dei barattoli scaduti.

Mi chino con te.
Lo strofinaccio umido sottrae a musi voraci un'inattesa prospettiva di fogna, rimane sul pavimento il mio ennesimo senso di colpa.

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emma
 

Divertente...
Penso che nulla di ciò che faccio abbia questo aggettivo anche solo in tendenza.

Tuttavia, sono mesi che vengo rimproverata di sordità e - diciamo - mi state convincendo.
Non è questione di preferenze, sto lasciandomi molle alla corrente. E spesso, l'unica cosa che voglio e appoggiare la testa sul cuscino e dimenticare che esiste anche chi mi vuole bene.

Gli anelli che indosso, sono i miei. Sono anelli senza appartenenza, senza richiami, se non l'abitudinea vederli riposare distratti sulle mani, mani che non contengono storia e si decorano per nascondere la loro pochezza.

Credo che non ripaghi, ma questa è l'unica casa in cui riesca a fermarmi.

Dici che abbiamo smesso di parlarci?
Non voglio essere tagliente, ho quasi paura di dire o di compulsarti o di portarti visioni superficiali. In questo momento, credo che possa valere tutto e il suo contrario, ma quando ami Ettore non riesci a non correre con il pensiero verso un possibile meglio.

No, non mi hai raccontato; io non ho domandato.
Non sono Andromaca, se trascuro Ettore.

Sono in imbarazzo, mi sento fuori luogo in ogni luogo.

Il tempo dell'attesa è un fluido mortale. Ed è sempre il minuto in cui si è deciso, forzando l'indolenza del cuore, che si aveva la forza (voglia?) di dire basta.

Non serve - vero? - chiedere perdono, quando tutto in me ti sta ferendo.
Non ho mai creduto sedata la tua battaglia, la tua guerra.

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frammenti, emma
 

Lancio lo scudo lungo la parete, decapito un quadro, l'aria che si sposta.
Rabbia, rabbia, mi fai rabbia, perché perché perché.

Perché sì.

In cucina apro il frigo e tiro giù tutto, le uova si mischiano rompendosi al formaggio e alla verdura e a strane cose ormai scadute.

E ora devo anche pulire.

 

 

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rael, rage
 

Ma ci sono giorni in cui il corpo è un'unica ferita.
Si contorce, si piega, si strazia, desiderando solo una carezza.

E non una.

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emma
 

C'è stato chi aspettava mie lettere e si è rivoltato come un animale al macello quando ha pensato che fosse troppo tempo che attendeva.
Ha forzato il cancello ed è scappato e io lì, con la sparachiodi inutilizzata.

Ti ho detto delle lacrime in una camera di albergo?
No, temuta paura di aggiungerti sofferenza, memore della tua voce sempre un poco tagliente mentre ti dicevo di voli e sogni e togliersi fedi nuziali.

Tu metti gli anelli.
Io li tolgo.

Abbraccio un orso di pezza e mi chiedo perché non abbia mai potuto farti avere cose, oggetti, pensieri al tuo nuovo indirizzo.
Mi hai tagliata e sto qui, nella nostra casa. Provo a saltare sul divano ma non ci sei tu che urli disperata, smetto subito.
Non bagno le piante. Non spalanco le imposte all'improvviso per farmi ribaltare dalla luce, tanto non ci sei tu che indossi occhiali da sole per schermarti.

Non cucino.

Mangio qualcosa, sì.
Ieri mi chiedevo che gusto avesse il cibo per gatti e perché loro mangino nel mio piatto io non nel loro.

Provo a non lavarmi per giorni.
L'odore del mio corpo non mi piace granché.
Speravo di ritrovare quello di mio padre o quello di mia madre, ma non è così.

E' un appartamento vuoto, senza te.
La mia Andromaca che ha deciso fosse più divertente inseguire i fantasmi invece che chiedermi di raccontarle le mie battaglie.

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silenzio, rael
 

Non ho da raccontare alcunché.

Sono stupita dalla assoluta mancanza di senso e da come questo non condizioni minimamente.
Sono agghiacciata dagli inganni, dalle menzogne, dall'indifferenza che copre come polvere le nostre colpe, dal contatto inquinato, dal bisogno di parola che ancora corrode gli occhi di lacrime.

Sono stanca di questa fonte che sale riempiendo la colonna faringea, come lava di vulcano.

Atto puro, poi cala il sipario. E tu NON PUOI più dimenticare.
Invece, io arruffo parole su un palco fatriscente e buio, perché ho paura di poter lasciare inespresso quel gesto, quello, che ti possa rendere necessario. il mio respiro.

Totalmente incapace di ritrovarmi. Assolutamente inadeguata a perdermi.

Sono stupita dal silenzio, che ogni tanto prendo a pugni con tentativi di voce.
Sopraffatta, totalmente incapace di ascoltare.

La mattina mi lavo, mi vesto, mi trucco, sulle dita gli anelli di cui conosco la storia. Rifletto un viso che non riconosco, di cui mi fa repulsione l'opaca bruttezza, che si sottrae a qualsiasi correzione. E odio. Poi, distolgo lo sguardo, apro la porta e porto sull'asfalto la pesantezza. Gesti estremi, per fare contento chi mi dice che la siepe sul colle è il confine del possibile. Per non dire che la morte è lenta, lentissima e che non per tutti è possibile.

Se sapessi quanto mi manchi, quanto non sia nostalgia, ma prorpio un aratro che dissoda il petto e trita zolle di arsura.
Quanto non capisca perché sia stato scelto tu, per negarmi.

Talmente abituata a stare sola da sentire repulsione e terrore a qualsiasi possibilità di contatto.
Mentre ogni voce mi stanca subito, denuda immediatamente l'insufficienza.

Così, leggo. O mi stordisco, senza guardare, di sottofondi televisivi, finché la notte non costringe a trasbordi orizzontali senza riposo.
E quello che penso. E' che in fondo, è già bene.

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emma
 

Quando potevo stringerti e sono rimasta a guardare l'immobile dietro ai vetri.

La strada imparata a memoria, dove tu non sei più, dove il ricordo di me è orrore da cancellare.
Mani protese a difendersi dall'aggressione della vita.

Il tempo, canto asincrono.

Il calorifero sfiata dopo avere gorgogliato calore. Odio queste pareti bianche.
il dolore è un artatro che dissoda il mio petto, per rendere secco all'aria ogni vagito di vita, per ricordare sempre che non sarò più.

Cerchiamo la verità con lo strumento ingannevole della parola. Ricerca destinata a soccombere alla grande menzogna del linguaggio.
Vorrei essere una mucca che bruca in un campo brunito di novembre.

Immagino.
La mia cecità.
Il tuo sguardo.
Immagino.

Unico atto. Stanco.

Andata.

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emma
 

E' tutto immobile. Un deserto in pietra grigia, senza fessure, non c'è aria. Dicono che occorra un anno per elaborare un lutto, inteso, credo, anche come trauma o quanto possa essere affine. Io credo, invece, che nel tempo stratifichi anche il dolore, si mimetizzi, così che, non vedendo le lacrime, si possa cantare una finta vittoria.

Ogni parola che ho detto ti ha spinto più lontano. Ora grido in distanze siderali. Grido. Il suono che si espande è meno di un'impercettibile increspatura dell'aria. Le parole escono dalla mia bocca e scompaiono storpie o arrivano alla tua per morire di mancata inspirazione.

Vado da un analista. Mi guarda e dice che non voglio la cura. I nostri sono scontri, ancora un rapporto da definire.
E nemmeno la delusione riesce a minare,a mutare, a toccare questo sentimento dilagante e puro.

Ho mani inabili, ma soprattutto un rifiuto selvatico, divincolarsi di arti e muscoli. Non riesco a riporre questa materia organica molecolare sotto formalina e sistemarla accanto agli altri cilindri di vetro, in cui calleggiano deformi parti vitali.

Un fusto senza radici e senza rami, sospeso. A volte investito da una nuvola di vapore acqueo, smiluazione, esperimento di vita.

Esiste l'assenza.

Mi sei mancata, come mi manchi. Anche se esco sempre meno e incontrati è soprattutto desiderio.
Non c'è nulla di nuovo.

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emma, sorpresa