Ettore [ed] Andromaca [si] Respira[no]

 







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armadietti
abbassa lo stereo
affabulazione
aperitivs
aquiladellanotte
bagheria
battaglia di cuscini
biglietti
bocca
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calzini
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combattifellone
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dandolo
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dreams
emma
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scaffali ciliegia cassetti albic
silenzio
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sorpresa
souvenir
specchio
suppellettili
suppersready
trichecò
vacanza
wishes
working

*loading* ospiti a pranzo
 

C'è stato sulla città. Un arcobaleno.
La curva ampia permetteva di contare i colori, quasi oscena sopra i tetti cancerogeni.

Odio i test sulle riviste estive, odio le domande idiote e le risposte cerebrolese, che, però, mi incidono la schiena di picoli freddi da senso di colpa. Odio il non detto e le tante parole che ho versato per non rinunciare e alla fine, ho accettato il tuo finto non notare, mentre taci e mi chiedo come inventare una vita. Sviluppo sostenibile.
Diagramma, Pareto.

Fischi d'allarme di animali in vello mimetico.

Aspettiamo che piova.

 

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emma, abbassa lo stereo
 

Maledetta zanzara, dondolando sul lobo friziona ronzante il volto crespo dell'agente di custodia dell'anima, il sonno. Appena l'occhio schiaccia la tempia contro l'imbotitura, mai molto spessa, del cuscino, ecco che scatta l'allarme anitaereo.

E tutti i rumori serpeggiano nell'aria notturna, mostruosamente giganteschi, il parquet che non smette di assestare le assi, la colonna a rimbalzo del ventilatore, l'affannosa sopravvivenza del cane. Più lontano, la strada non è mai in pace, semplicemente sfebbra in attesa dell'alba.

La voglia di fare si trincera dietro un'istintiva paura, freno a mano sempre tirato di un motore esistenziale iincapace di soddisfazione. Mi rigiro in lenzuola così calde che quasi sembra impossibile che possano, alle prime avvisaglie di inverno, trasformarsi in lamiere naturali di gelo. L'opportunità è l'oppio della mia ancestrale pigrizia, penso, mentre dovrei pensare a come cambiare, cambiare, affondare imporvvisamente il remo solo da un lato e iniziare il vortice, decollare nuove prospettive.

Non posso non desiderare ancora.

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emma, suppellettili
 

chicchi di grandine
spazio piccolo, interstizio molecolare

non è un esercizio, ecco perché langue

non smarrirmi in assenza, curioso scivolare del dolore sulle pareti, dentro una cornice e chiedermi se si può vivere senza concedere spazio, l'emozione come il filo interdentale che preserva i pensieri dalla placca

cantastorie senza preveggenza
nulla si è avverato

la pianta del piede smotta leggermente sull'asfalto molle
le poche piante si illudono di turgore torrido e i corpi si insinuano nella cortina umida, fiatando illusioni

odio il calore dei sedili, intimità di terga in repellenza
cosa fare
delusi di noi stessi, nasi fiammiferai sui vetri di altrui successi o tali
firmo una petizione prima che salga il tasso alcolico

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emma, aperitivs
 

frustrazione professionale

ovviamente, non ha avuto tempo di incontrarsi con me

vorrei solo trovare il modo di placare la sensazione di pelle che si scolla

ora, cambio

mi siedo, prendo i soldi

e faccio come quelli che se ne fottono

 

se lui mi paga per far niente, a lui sta bene

perché ribellarmi per un assurdo e inconcludente senso del dovere? perché affliggermi in aspettative e voglia di imparare, di crescere, di essere migliore?

 

mi porterò da leggere

 

quello che faccio non lo svaluto, semplicemente è inesistente

questo un po' fa male

ma non posso morire

quindi

 

indossare sorriso smagliante, dire sempre che sei impegnatissima

 

chiudere la porta

e fare una scorpacciata di Agata Christie

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emma
 

sbattere la porta, sollevare il fiato come un'onda anomala, muso duro, intagliare l'aria con una voce di lama. Bisognerebbe.

non sopportare, non contrarre l'addome ad incassare il colpo, non aspettare, non lavorare di mente per capire l'imbecillità e sollevarla dalla giusta condanna. Bisognerebbe.

non tamponare, non sorridere, esporre senza smottamenti la propria ribellione, imparare che esistere non è un tentativo di conquista, ma un diritto. Bisognerebbe.

ore lunghissime, trattengo, trattengo. arriva la notte di sonno senza stanchezza, ma sfiancata di malessere.

e peggio, per non corrompere la carne di isolamento, fingere ancora che tutto sia, almeno abbastanza bene, mentre ti chiedi se esiste un posto, non per te, ma almeno per abbassare le spalle e dimenticare le braccia.

non so cosa fare.
domano dormirò fino a mezzogiorno.

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emma, dandolo
 

Distanza non lucida, difensiva. Conversazioni di maniera, ammazzo il tempo con un certo truculento piacere, a bordo vasca, perché c'è sempre un perimetro, un tratto che separa gli oggetti, che permette al linguaggio di enucleare significanti, comprensione ossessiva, muscoli dell'intelletto, intelletto pigro, pieno di bifidi, e parola slabbrata appena tenta l'acrobazia allegorica.

Giochiamo al gioco delle colonne? Pesce, pipa, pomodoro, parma. Ho fame, così mastico più forte delle tue frasi scagliate a sorpresa nell'aria, mastico rumorosamente, ma solo nelle orecchie, assordante frantumarsi di pane croccante e insalata ghiaccia. Non sento la contraddizione in cui vuoi farmi cadere, l'incertezza che riproponi alla mia anima che prima che essere asciutta, è, francamente, stanca.

L'erba del vicino forse è ingiallita dal sole, ma almeno cresce. Il fatto è che io non ho passione botaniche, né aspiro a un ikebana.

L'ora d'aria è proprio di 60 minuti, nei quali, finalmente, canto, con esiti alterni e molto da imparare, ma lì, in quel momento, mi incontro.

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emma, suppellettili
 

dormo tra rabbia e accidia

 

 

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emma, working
 

Il detto "i soldi non danno la felicità" è un postulato che trascura un aspetto fondamentale: è il denaro a consentire, legittimare, far partorire dalle nostre menti ventre la più deliziosa, interminabile, autodeterminante infelicità.

Non è che salvadanai pieni di ragnatele comportino meno funesto sentire, ma, in questo caso, l'infelicità si accompagna a due possibili interpretazioni, quella rabbiosa, che alterna il "ti distruggo per fartela pagare" a un atteggiamento strutturale e metodico, che di proietta alla ricerca delle soluzioni, e quella che è una sorta di simbiosi, non tanto rassegnata quanto a risparmio energetico, con il ciclo della vita. Come se l'assenza di possesso facesse possedere più alternative.

Io non sto male, se non in certi momenti. E' come se avessi limato la capacità di sentire e ora assistessi allo spettacolo non cogliendo appieno quanto avviene in scena e quindi, spesso lasciandomi distrarre da involuzioni, perdizioni, un mercanteggiare continuo, che ostacola la tua voce in avvicinamento. Non è una cattiva condizione, sono perennemente intrise di umido le pareti, ma non piove in casa.

Mi dici leggero. E immagino cassetti di biancheria pulita, le albicocche strofinate contro la manica della camicia, la resa affettuosa e morbida del sesso di primo mattino.

Io non so creare e adoro ascoltare, ho orecchie di dimensioni aliene. Ultimamente mi perdo, così ti volti e non mi vedi. E ogni ritorno è un tracciato inodore, sempre un po' più lungo.

 

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emma, souvenir
 

ti penso

al silenzio in cui ci confini, limite, guscio, alla battaglia di parole efferate, ad una mutazione mai completa, guardarsi nello specchio in metamorfosi agghiaccianti e dire sono e affabulare ero.

ti penso
e ti chiedi perché di più non sappia fare

ti penso con i gomiti piantati sugli stipiti della porta, pugni sferrati all'anca, mentre ti aspetto in inquietudine

la tua scarcerazione, condizionale, amnistia per il delitto di esistere, ti conduce spesso dove io non sono
veglia tu su di lei e con il mio amore
lo farai? lo farai? farai

alacremente rimesto il nostro spazio, rimuovo la polvere, rianimo in equilibrio addominale dalle finestre accese i tessuti che le tue dita hanno intrecciato, tessuti vitali di pelle e organi, elastici, sanguigni, sanguinari.

ti penso
mansione da parente di terzo grado

e sferro il mio attacco al tempo, allo spazio immoto, al tuo volto di petrificante bellezza
mai mio
solo mio

 

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emma, aquiladellanotte
 

Musica, nella mente. Ci sono cose che non hanno senso, un'appropriazione del dolore come gusto stilistico, totalmente sterile, totalmente, alla fine, lontano. Sento le sua mani frugare, rovistare, nel mio petto, come dentro una cesta, dispensa sotto sale, e imbandisce pasti inattesi, a deperimento immediato, pasti contaminati di perverso autocompiacimento attraverso le mie lacrime.

Musica, nella mente. E' bastato un accenno, consapevole, una miccia umida. Curiosamente, posso solo cantare.

Volevo stare un po' da sola
per pensare tu lo sai,
e ho sentito nel silenzio
una voce dentro me
e tornan vive troppe cose
che credevo morte ormai.....
e chi ho tanto amato

dal mare del silenzio
ritorna come un'ombra
nei miei occhi, e quello che mi manca

nel mare del silenzio
ritorna come un'ombra
mi manca sai molto di più

ci sono cose in un silenzio
che non aspettavo mai
vorrei una voce,

e improvvisamente
ti accorgi che il silenzio
ha il volto delle cose che hai
perduto
e io ti sento amore
ti sento nel mio cuore
stai riprendendo il posto che
tu non avevi perso mai
che non avevi perso mai
che non avevi perso mai
orchestra

volevo stare un po' da sola
per pensare tu lo sai

ma ci son cose in un silenzio
che non m'aspettavo mai
vorrei una voce

e improvvisamente
ti accorgi che il silenzio
ha il volto delle cose che hai
perduto
e io ti sento amore
ti sento nel mio cuore
stai riprendendo il posto che
tu non avevi perso mai
che non avevi
perso mai
che non avevi
perso mai.

apparecchiato da E.B. commenti