Aspetto
che cada la cinta sui fianchi e il fremito notturno delle foglie
la ricerca
di un aereo, di un volo, di quel viaggiare senza un viaggio che è il tragitto che separa da un incontro
sarò da te da quel sentire strano cui mai abbiamo dato un nome ma non è necessario un battesimo per dire che l'aria trafigge e profuma e stupisce
non penso ad altro
mentre sporco le mani di sudore urbano, di frutta scartata prima di trarne il succo
mi chiederai ed io dovrò tacere, denti serrati su tanto non mio, ma tanto in me radice
mi porterai a dormire, ciglia serrate su lacrime di gioia, finché non sia domani
fa' che non sia
Mi rimane.
Mi rimane la tua mano tra i capelli, la voce che sembra cercare un cantuccio di piccola risonanza, lo sguardo spiovente di una timidezza ancora profumata di latte. Mi rimane il tuo corpo minuto e un sorriso senza argine. Mi rimane il silenzio e il dire "sappiamo". Mi rimane la stanza male illuminata e le ginocchia puntute di una barriera che conscevi da anni. Mi rimane chiedermi cosa avrei fatto, oltre il respiro.
Ma è nulla questo, rispetto al ritorno in questo spazio e la sorpresa amareggiante di appuntamenti mancati, di quando hai chiesto e io non avevo il cuore sulla porta.
Davvero non migliore di altri, mi sento. E solo una diversità in peggio.
Se mai capirai che non ho tradito, la stanca argilla di una corazza incolore non merita minor punizione.
Non ti chiedo perdono, se non per intendere la mia mortificazione.
Mi rimani.
Oltre il respiro.