Ieri, esco per andare in banca, a depositare. Esco, con gli infradito azzurri.
Esco, e per strada trovo milanesi, che passeggiano, mangiandosi i marciapiedi con passeggini e nonni.
Affollano tutto, con l'arroganza del riposo, del diritto a fare perché si son sorbiti ventotto chilometri di strada, la superstrada trentasei, il pericolo mortale degli autovelox.
Ed ora qui, padroni, riempono i bidoni della spazzatura, si siedono sulle panchine, affollano i parcheggi.
Esco, vado in banca, il tangibile diventa effimero, diventa numeretti su un foglio, si divide in codici binari, si slancia su cavi coassiali, frigge sul rame, illumina leds di centraline.
Torno a casa, guardo con disprezzo la vecchia milanese che mano sulla schiena passeggia di fronte al piccolo supermercato.
Piano, le dico che tu tornerai e lei morirà.
sento affiorare l'irrequietezza che spinge a cambiamenti avventati, all'insoddisfazione di chi attende cambiamenti e tutto è in quell'attende, così stanziale e fideistico, così illusorio e illuso. Si potrebbe parlare di male stagionale, se ci fosse una linea di demarcazione in questo cielo accanito, in questi rami che espellono colore. Mi dice: cambia, ma è arrivato il momento della vita in cui devi chiederti cosa davvero puoi cercare e trovare per stare finalmente bene. Stare bene? Per certi aspetti, sto già bene per il privilegio di scrivere o dire che non sto bene.
niente da fare
è come se fosse impossibile pronunciare parole, ridotte a generi di prima necessità comprati con le tessere, appena quel che basta a sopravvivere
penombra
il disagio di un sogno scomodo, brusco risveglio in cui il sollievo di ritrovarsi nel proprio letto, spazialmente estraneo, non sfonda l'oppressione di quello che si vorrebbe dimenticare
brevi tratti di terra emersa, curiosi polmoni del niente
e queste strade che grondano glamour, sciolto nelle pozze sconesse di pavimentazioni degradate
finché l'orrore si appiglia ad un riquadro a piè di pagina: un prodotto Tamaro ammorberà di nuovo le librerie...
E' da molto più di un anno che il tempo del sonno, lasciando il corpo al cosiddetto controllo involontario, produce un effetto. Assumo evidentemente posizioni nodose, il corpo si accartoccia come una foglia che, caduta a terra, viene arricciata e ricomposta da gelo, umidità e anemico sole. Al mattino, mi ritrovo centimetro dopo centimetro sempre più piccola e ogni centimetro perso attanaglia di indolenzimento le ossa. Rotolo tra i piedi dell'orco.
Fissa lo schermo con le mani lungo le guance e si chiede si scrive gance o guancie ma non ha importanza comunque sia utilizza parole come comunque sia e anche 'spetta neh apparte tutto ciò i gatti son disperati aspettano cibo come bambini del bangladesh sia come sia apro l' acqua della doccia stasera cosa mangiare stasera partire vorrei partire non sarebbe male partire sto considerando l' ipotesi della pozione magica di Alice e rimpicciolire tutto così i miliardi di cose si restringeranno e tutto ci starà in una borsa di juta coi fiori giganti sopra applicati margherite, ricordi? solo margherite e anche papaveri devo prendere l' antibiotico e togliere il mezzo di comunicazione dal fornitore di energia perché a me, solo a me su tre giorni uno ci ho la batteria morta, l' altro son senza soldi nella scheda e il terzo ovviamente non ho campo. Comunque indi perciò ho trovato un brufolino in una posizione dolorosissima da schiacciare e sono lì in bilico che non so bene cosa fare.
Schiaccio?
Squeeze.
C'è polvere entrando in casa. Sei sul divano tipo otaria arenata. Muovi il culo e usciamo. Solo perché da Marzo a Ottobre sono confinata tra miliardari che credono che lo scopo della mia vita sia servirli e riverirli non significa che tu non sia la mia foca. Non spiaggiarti.
(ho fatto errori di grammatica? Refusi? Si? No? Pazienza. Vado a fare la doccia. I gatti hanno fame. Otto e Cino stan preparando l' ammutinamento. C'è ancora cicoria, in frigo?)
e se perdo un appuntamento, mia stagione al profumo di mirto sotto il sole.
perdonami
sono in assenza
le ore su una tradotta da penitenziario
i giorni primitivi, sequenza di sole e di luna
senza tacche sulle pareti
qui, sempre
il mio ti amo gridato al mondo
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