Vorrei ballare, vorticare, spingere il cervello contro le pareti del cranio, fino a confondere orrore e paura. Vorrei capire questo formicolio che scorre sotto la pelle di fronte a certi pensieri. Questa non appartenenza dell'anima alla sua scatola di latta. Vorrei espellere, come un ratto di fogna, questo magone terminale, e il terrore del colore e di quel tempo. Che non torna. Vorrei ingoiare acido muriatico e divorare il cuore, non come ora, come se piccoli insetti si accanissero in famelica necrofagia, ma in un istante, una bolla in superficie dopo il risucchio nel liquido salvifico. Vorrei non sapere che non c'è niente da fare, che accade semplicemente, che non riesco a strapparmi gli occhi e tagliare le mani, protese in accanito rifiuto. Vorrei non sentirmi con quattro occhi, due teste e uno stomaco suicida. E vedo il mostro e vedo il cerchio incantato di illusioni, sì, ma almeno vive. Lenti che si sovrappongono. Odio e desiderio. Consapevolezza e totale follia, che vorrebbe stracciare i vestiti e rincagnare in un angolo e freneticamente morsicare, cibo, materia, fino a fare indolenzire la mascella, e poi urlare e tacere, passare il braccio teso sulla scrivania e farlo esplodere, attentato alla regolarità. E non cercare più, combattere le ultime porosità dell'anima, con piccoli rattoppi di cemento, scogliera contaminata, velenosa e deturpante, ma iperigienica.
Indosso i pattini da ghiaccio: bianchi, perfetti, le lame scintillanti, la punta arrotondata e mi alzo e inizio a scivolare e a solcare e ballare la pavanne per te amore mio
la mia Virginia, la mia Orlando
sospetti io sia Sasha e che attenda la morte del padre per sentire il peso della neve sotto le scarpe
il rumore dei passi è carta che si appallottola, giornali vecchi che crocchiano sotto la cattiveria del petrolio
ti ho lasciato il tuo tempo
decisa a farti decidere
e scivolo sul ghiaccio ora mi giro e sento l' aria perforare la nuca e chiudo gli occhi e Orlando diventa Virginia e diventa Sasha e diventa neve
non amo l' estate il suo caldo e il suo colore che cola sudore
Sasha ama l' inverno col suo bianco crudele e freddo
Orlando ama la primavera del glicine che sputa germogli e i denti di leone che aspettano di essere strappati
Virginia cammina sul terreno calcareo dopo i papaveri
il caldo no
il caldo scioglie il ghiaccio
ti leggo di gelo e neve sui cuscini del divano
l'uomo barbuto sorride dalla finestra
ci guarda fermo e si bea del non comprendere
ti lascia un sorriso e continua a camminare
L'acquazzone ha lasciato l'odore di asfalto e caldo artificiale.
Dai rami sono caduti i millepiedi, disgustosamente documentario di iperbarici habitat.
Ti ho raccontato della riunione fatta nel tratto di marciapiede che separa due portoni.
E del tassista con sorriso di giaggiolo, che, con la scusa del business, ha trovato il modo di lasciarmi il suo numero di cellulare.
Ho ingannato l'attesa naufragando in una bottiglia di latte, pensando al liquido eburneo su seni piccoli e sodi di pelle cedro del Libano.
Oggi, una sposa cinge il suo amore di un bianco infranto.
Un'altra assenza.
Questa mattina, hai acceso le mie orecchie sul mondo, saltellando intorno al mio letto come in rito indiano.
cadiamo sfinite sul pavimento
schiena sul marmo
il diaframma in iperventilazione
ti tolgo la rosa
che ride
la beffa che trasforma l'abisso in teatrino
faremo la doccia
profumo di gianduja
ho fame