Mi trovi rannicchiata sul divano che dormo rabbrividendo dal freddo. Ho su una coperta che non ripara molto, due boules d'acqua calda addosso fatte a forma di gatto. Mi svegli piano, mi dici di tornare al letto, di sistemarmi dalla tua parte, dove l'avallamento è ancora caldo. Seguo gli ordini come un soldatino lobotomizzato, sento i rumori in cucina.
Quando torni in camera con la tazza di latte e miele mi trovi che russo come un trattore che dissoda tutti i campi da qui a Timbuctù.
A terra, ai piedi del letto, fogli di carta stampati, il mio nome in copertina. Un cuore disegnato a penna, cambiale firmata senza guardare date di scadenza e cifra.
Apro gli occhi affossati, ho dormito con strati di protezione
calzettoni per non ferire le piante dei piedi
un maglione per picchiare il freddo
è dato di fatto che oggi ci sarà sole e caldo
mentre offrirò bevande a lingue straniere
vorrei poter chiedere ad ognuna
che gusti sentono e come sia casa loro
che paesaggi vedono gli occhi, per poterti raccontare tutto
Probabilmente dovrò tentare
di avere un aspetto professionale
mi giro e ti vedo ancora persa
la bocca assapora il cotone del cuscino
so che vorresti aiutarmi a scegliere abiti ed accessori
se chiudo gli occhi ti vedo decidere per gonne di panna montata
e corsetti color ciliegia
scarpe di zucchero filato e glicine nei miei capelli
I cani piano si svegliano
sembrano bambini felici di scoprire che
esistono ancora miriadi di ore per giocare
I gatti sanno di sonno rattrappito
le nostre piante ritornano vampiri di anidride
E' tutto così perfetto
che stento a credere che sia davvero un sogno
Tango!
Via le scarpe, amore mio, voglio sentire le piante del tuo piede scorrermi lungo la gamba
Tango!
La mano affondata nella tua vita, appena sotto le costole, la mia camicia bianca sotto la giacca nera
Tango!
Sento la tua gonna bruciare i miei calzoni morbidi che trattengono a stento i movimenti del mio bacino
Tango!
Scatti della testa, ti stringo come se avessi un frustino in mano, movimento del polso a comandarti
Tango!
Il pubblico applaude eccitato la nostra danza di possesso
passi la fronte contro le mie labbra e la sporchi del mio rossetto che sfregia le mie guance
ti cingo con braccia argentine
passi ampi, fruscio di suole che scivolano sul pavimento in travertino
mi piace
l'appartenenza dei corpi
estenuante
non diciamo una parola
avanziamo in figure, i piedi sono il perno di un fluttuare universale
finché la camicia aderisce al sudore
ho sognato anch'io
credo
non so
non c'è teatro
sono in strada davanti all'uscita degli artisti
non autografi, fotografie scattate senza flash
immagini scure in cui un dettaglio indistinto diventa ossessiva ripetizione
se mi allontano dal mondo
il sogno è essenza di radice amara
oltre
è vento furioso che si impadronisce della più piccola carta, del più piccolo granello di polvere
la memoria è un capellaio pazzo
il poco che rimane lo intinge nel tè