dormo accanto a un cuscino, ritratto soffice della tua assenza.
nei giorni, anelli che si arrampicano sulle braccia cocentrici fino a diventare anni, le piume si sono pettinate di lacrime. ora odorano di umido boscoso, cattedrale che alimenta i suoi segreti.
ogni notte, spazzolo i capelli, che incedono cambiando colore.
mi sdraio.
e ti rivolgo le parole che non sentirai mai.
vivo l'esilio, come chi sa di non appartenere.
le vele si sono gonfiate e ripiegate infinite volte, l'aria delle diverse stagioni mi ha illusa di un tuo richiamo, un profumo furtivo e crudele ha avvinto i miei sensi su un tuo impossibile ritorno.
compio i gesti
annullata
io non ricordo
ancora ti vivo
e grido
mi tieni nascosta
clandestina, sono nelle parole che ogni sera vengono cancellate
parole su video
senza memoria
mi tieni nascosta
non come frutto proibito
non come ritmi la voglia sotto la mia sottana ampia e aperta su un terrazzo d'estate
mi tieni nascosta
come la vergogna
tampone sull'ulcera di un giudizio di cui hai paura
e che per primo dai
mi tieni nascosta
tra le pareti di una casa
che io non chiamo mia
che tu non vorrai fare tua
prigione molleggiata di letto
dalla quale proietto l'ombra pingue nelle luci del giorno
le ore produttive
in cui il tuo pensiero è lontano, con apparente giustificazione
lontano come quando mi parli, ma non hai il coraggio di siglare il mio tempo di decubito
sorrido
i denti
ma gli occhi
Penelope almeno creava
e ora che accarezzo il tuo capo sul grembo
so che mi bacerai
perché è un dolce abbandono nel lento fiorire delle cosce
Via le lenzuola
Via i vestiti pesanti
Stereo a palla
Stasera insalata di mare
Fiocchi di ricotta ed insalata belga
Chardonnay di Sicilia non troppo freddo
Fai sorrisone
Si?
Sorrisone
Ecco qua la mia Emma
Lei è bravissima a riempire i moduli
E dirà che son scappata in Israele quando quelli della Food And Drug Administration verranno ad arrestarmi
Per del vino esportato illegalmente negli Sati Uniti.
C'è l' estradizione tra Israele e gli U.S.A.?
Allora andiamo in Canada.
Pure il Canada?
Eccheppalle, mi nascondo sotto il letto coi gatti,
tu dì loro che sono transessuale e sono in Croazia a farmi operare agli zigomi.
Cigolano i cardini, arruginiti dal sudore delle sere estive, qui sul lago, dopo notti con le mani strette a nodo sulle lenzuola, grinzose come pelle di rettile, strpicciate come pietra di talco. Lenzuola spaiate.
Ti ho sentita mille volte occupare l'ombra, quasi a chiedere se mi stessi cristallizzando in una irrequietezza che mina ogni possibilità di azione.
Sento, non sento più i piedi, sono punte di frecce, che, quando cammino, trafiggono la madre terra, incastrano il passo, costringono le ginocchia a iperestensioni oscillatorie.
Non esco, alla fine. Per non costingerti ogni sera a venirmi a estirpare alla strada come fossi erba cattiva.
Sono un'onda, mi gonfio e ricado in me stessa, nuova spinta al successivo precipizio.
Credevo che sarebbe stata utile la talassoterapia, salsedine e vento dritti sulla pelle, e ho pianto. Ma le lacrime cadendo non hanno levigato i passi, i sassi.
Se sto male? Non posso rispondere. L'aggettivo è l'apice transeunte di una condizione che, quando si tramuta stato, smette di sostenere qualità, quali che siano.
Dieci anni
forse avevo dieci anni quando tutto ha cominciato a scivolare
o forse undici
a dodici tutto era schegge impazzite
mia madre si vantava che a due anni già leggessi
mi rimane il dubbio che sia normale leggere a due anni e non glielo abbiano mai fatto notare
Ho lisciato i capelli
accorciati
piegati
fissati
acconciati
il viso prende altre fisionomie
due parole secche e crudeli
e
un sorriso si trasforma in lotta
Vorrei quasi che domani sera
annusasse le mie mani
per sentire l' odore del marmo
Il gioco delle persone mi prende
la fatica e l' esaltazione
del parlare con altra voce
ventriloqua
corvo rockfeller
s'è rannuvolato, ora
ma non mi sono mai sentita così male
ma non mi sono mai sentita così bene
Due striscie parallele
sempre diritte
che non si incontrano mai
l'una accanto l' altra
senza paura del vuoto
senza paura del cadere
Veloci
macinate
Sedersi in fondo
serviva a sentire le vibrazioni meglio
la tecnologia ci ruba anche questo
ora al fondo trovi cabine pressurizzate
mettiamo i nostri rifiuti nel vuoto
pneumatico
what does it mean?
forever
always
hai gli occhi di pietra
acido lattico che ti scorre nei muscoli
la testa di nozioni
oggi relazionare
oggi non pensare
alle ore in cui potevi far finta di essere capotreno
ancora un mese
ti mostrerò i bambini
e le loro parole
io ti vorrò lì
ad assistere alla mia frenesia
al mio terrore della convivialità
allungo una mano sul tuo cuscino, non ci sei
uno dei cani ha preso il tuo posto
accarezzo il suo collo
e affondo nei suoi occhi bidimensionali
I need another one
Martina
mia figlia si sarebbe chiamata Martina
una sciocca frase me lo ha ricordato
ma anche Bruna
oppure Alessandra
Laura no
e neanche Alice
e neanche Alessandra
e neanche Bruna
e eanche Martina
e neanche
neanche
Occhi chiusi, come una bambina che stringe tra le mani una stella.
Ho desiderato.
Niente è per caso.
Per questo, non bisogna sprecare l'istante.
Superare l'illusione di quella terrazza, che domina la città e la restituisce alla notte vibrante di luci.
Avvolgo il corpo nelle lenzuola, amplesso mummificante.
Il braccio piegato dietro la nuca, le dita che arrovellano una ciocca di capelli, osservo la tua arte che nelle ore più buie impugna pennelli e cartoni, tessuti e fotografie, preparando la giostra di scenografie multiforme per il risveglio di dame e cavalieri all'indomani.
Non riesco a ballare con queste gambe di ronzino.
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