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Ieri, esco per andare in banca, a depositare. Esco, con gli infradito azzurri.
Esco, e per strada trovo milanesi, che passeggiano, mangiandosi i marciapiedi con passeggini e nonni.
Affollano tutto, con l'arroganza del riposo, del diritto a fare perché si son sorbiti ventotto chilometri di strada, la superstrada trentasei, il pericolo mortale degli autovelox.
Ed ora qui, padroni, riempono i bidoni della spazzatura, si siedono sulle panchine, affollano i parcheggi.
Esco, vado in banca, il tangibile diventa effimero, diventa numeretti su un foglio, si divide in codici binari, si slancia su cavi coassiali, frigge sul rame, illumina leds di centraline.
Torno a casa, guardo con disprezzo la vecchia milanese che mano sulla schiena passeggia di fronte al piccolo supermercato.
Piano, le dico che tu tornerai e lei morirà.
Giusto il tempo di svegliarmi, la polvere ancora sugli avambracci che mi sporca la faccia
si rileggere
short moment -of- silence
ci ripenso
hai detto di chiudere quando andrai
di controllare acqua e gas e luce
e i divani?
e il lavandino?
e le pareti?
e i girasoli, i wurstel, la taurina a tracanna, i calzini ovunque, il dentrificio spremuto a metà, le scarpe sotto le sedie, i libri per terra, i piatti sporchi, il letto disfatto, la trapunta ancora da ritirare, i vetri lerci, un pezzo di pane sul tavolo si sente solo
non vale, così, se guardo vedo solo disordine
slap slap
mmmmm, mmmm, mmmm
tlonk, tlonk
ha ha ha ha, gnapm glu
mi guarda col sorriso negli occhi a quattro zampe
non ci saremo nemmeno noi, unica previsione prevedibile
sì, è lei... - la conosci?
brusio
cellulari alzati per testimonianze blog
ma la Fossa è qui
tra i leoni
tu attendi, egli attende, io attendo, tutti attendono, attendere, attendente, dente, tende, rende, send, send me a message, message in a bottle, police, liquorice, so nice, nice to meet, metti, metti che, metti che un giorno, un giorno ti attendo, ti attendo alla metro sesto marelli, son quella con i fiori tra i capelli, tu sei quella con gli occhi più belli.
Gioisco con il mio omerico giardino. E aspetto l'orizzonte.
Sono le otto e dieci del mattino e il pigiama corre verso la doccia, verso il cibo per i nostri bambini. Il pigiama. Il corpo dentro invece sta fermo con la sigaretta in mano.
-Non è tardi?
-Sì.
Allungo un dito per indicarti la mensola dei libri intoccabili, imprestabili. Curva verso il mezzo, forma una pancia morbida, rassicurante. Tu guardi e proponi l'Ikea, questo sabato.
-E i cani? Ci faranno entrare con i cani, Emma?
-Credo di no.
-Allora sabato non ci andiamo.
La pancia si rompe all'improvviso, i libri si liberano delle costrizioni, si allargano, si spandono come foglie allucinate.
-Ci andiamo oggi.
ieri faceva caldo, caldissimo, l'aria scaldava il pelo dei cani mentre correvano e noi camminavamo ti ho vista osservare la neve accumulata e ormai sporca, credo che spesso ti senti così.
io non riesco a vedere lo smog che si poggia sul bianco, se penso a te. vedo solo roba bianca e farinosa.
la cocaina fa male, mio omerico giardino, mi hai detto ridendo.
Mi trovi rannicchiata sul divano che dormo rabbrividendo dal freddo. Ho su una coperta che non ripara molto, due boules d'acqua calda addosso fatte a forma di gatto. Mi svegli piano, mi dici di tornare al letto, di sistemarmi dalla tua parte, dove l'avallamento è ancora caldo. Seguo gli ordini come un soldatino lobotomizzato, sento i rumori in cucina. Quando torni in camera con la tazza di latte e miele mi trovi che russo come un trattore che dissoda tutti i campi da qui a Timbuctù. A terra, ai piedi del letto, fogli di carta stampati, il mio nome in copertina. Un cuore disegnato a penna, cambiale firmata senza guardare date di scadenza e cifra.

Riemergo dal sonno arruffata, mi sveglia odore di carne macinata mista a pomodoro, strascico i piedi nei calzerotti di lana bianca fino alla cucina. Ti guardo in silenzio: accucciata fissi il forno, aspetti che le onde termiche friggano anche il tuo cervello oltre che le lasagne. Fingi di non sapere che sono appoggiata allo stipite, ti tradisce solo l'assenza di respiro nel momento in cui l'accendino scatta e fa bruciare la mia pirma sigaretta.
E inizio a raccontarti.
Eravamo in auto, io e mia madre. Ferme al semaforo, guardavamo il mondo che gira. Il pirata arrivò in un battibaleno, ci precipitò addosso. Mia madre si distrusse le gambe, io la schiena. Ma volli cucinare lo stesso, quel Natale. Per tutti. Ragù alla bolognese, ore di fuoco lento sul putagè. Lasagne, con le polpettine, prosciutto, piselli. Un purè sontuoso, soffice come cocaina. Un brasato al barolo come solo noi di terra di tartufi sappiamo fare.
Sei sempre ferma di fronte lo sportello del forno. Ti vedo, sai, vedo i tuoi pensieri urlare che le tue lasagne faranno schifo certo eccome non è possibile altrimenti.
Mi accoccolo contro di te, seguo la linea della tua schiena con il davanti del mio corpo.
Ti sposto una ciocca di capelli dall'orecchio, con la mano libera dalla sigaretta che tengo lontana perché odi il fumo di primo mattino.
Avvicino la bocca al tuo collo e sussurro, ti sento stringere i denti per i brividi del mio fiato contro la tua pelle.
Aspetti tesa che piccole gocce di saliva ti assalgano e ti scivolino contro la giugulare.
Caffè. Voglio caffè.
Lancio lo scudo lungo la parete, decapito un quadro, l'aria che si sposta. Rabbia, rabbia, mi fai rabbia, perché perché perché.
Perché sì.
In cucina apro il frigo e tiro giù tutto, le uova si mischiano rompendosi al formaggio e alla verdura e a strane cose ormai scadute.
E ora devo anche pulire.
C'è stato chi aspettava mie lettere e si è rivoltato come un animale al macello quando ha pensato che fosse troppo tempo che attendeva. Ha forzato il cancello ed è scappato e io lì, con la sparachiodi inutilizzata.
Ti ho detto delle lacrime in una camera di albergo? No, temuta paura di aggiungerti sofferenza, memore della tua voce sempre un poco tagliente mentre ti dicevo di voli e sogni e togliersi fedi nuziali.
Tu metti gli anelli. Io li tolgo.
Abbraccio un orso di pezza e mi chiedo perché non abbia mai potuto farti avere cose, oggetti, pensieri al tuo nuovo indirizzo. Mi hai tagliata e sto qui, nella nostra casa. Provo a saltare sul divano ma non ci sei tu che urli disperata, smetto subito. Non bagno le piante. Non spalanco le imposte all'improvviso per farmi ribaltare dalla luce, tanto non ci sei tu che indossi occhiali da sole per schermarti.
Non cucino.
Mangio qualcosa, sì. Ieri mi chiedevo che gusto avesse il cibo per gatti e perché loro mangino nel mio piatto io non nel loro.
Provo a non lavarmi per giorni. L'odore del mio corpo non mi piace granché. Speravo di ritrovare quello di mio padre o quello di mia madre, ma non è così.
E' un appartamento vuoto, senza te. La mia Andromaca che ha deciso fosse più divertente inseguire i fantasmi invece che chiedermi di raccontarle le mie battaglie.
Sono qui, che attendo. Attendo che cammini, che inizi a correre, che provi di nuovo a sentire l'aria addosso, aspetto che ti giri stupita e mi dici: ma era vero!
Attendo che ti prendi l'impegno, ogni giorno, di credere che sei oltre, che sei più, che sei meglio.
Aspetto ogni giorno che le parole si marchino a fuoco e sulla mela appaia il segno dei tuoi denti, il suono secco della polpa che si stacca, una goccia di sidro che ti scivola lungo il labbro. Mi avvicino e lo lecco e mi allontano ridendo, perché già mi offri quintali di mele.
Attendo che tu mi dica: sono meglio di te e lo sapevi.
bastabastasilenzionastabastabasta
basta silenzio.
E se solo osi dire che sei diperata
ti metto orsetti&kuoricini.
Perché non puoi essere disperata.
Io ti amo.
Adesso ti cambio la grafica e ti faccio venire un infarto.
Ti spieeeeeeeeeeeeeeeego
a me piacciono le bottigliette di sciroppo d'acero
e mi piacciono le frittelle dei telefilm su cui mettono lo sciroppo d'acero
e mi piacciono le cucine dove nei telefilm cuociono le frittelle su cui poi metteranno lo sciroppo d'acero
Emma
amore mio
almeno tu
dimmi:
che sapore ha lo sciroppo d'acero?
Una sorta di sonno perpetuo, in cui aprire un occhio
giusto per controllare il filo di saliva
che mi bagna la guancia.
cazzo, ma non potevo terminare la scheda del cellulare in un altro momento?
Indosso i pattini da ghiaccio: bianchi, perfetti, le lame scintillanti, la punta arrotondata e mi alzo e inizio a scivolare e a solcare e ballare la pavanne per te amore mio
la mia Virginia, la mia Orlando
sospetti io sia Sasha e che attenda la morte del padre per sentire il peso della neve sotto le scarpe
il rumore dei passi è carta che si appallottola, giornali vecchi che crocchiano sotto la cattiveria del petrolio
ti ho lasciato il tuo tempo
decisa a farti decidere
e scivolo sul ghiaccio ora mi giro e sento l' aria perforare la nuca e chiudo gli occhi e Orlando diventa Virginia e diventa Sasha e diventa neve
non amo l' estate il suo caldo e il suo colore che cola sudore
Sasha ama l' inverno col suo bianco crudele e freddo
Orlando ama la primavera del glicine che sputa germogli e i denti di leone che aspettano di essere strappati
Virginia cammina sul terreno calcareo dopo i papaveri
il caldo no
il caldo scioglie il ghiaccio
ti leggo di gelo e neve sui cuscini del divano
l'uomo barbuto sorride dalla finestra
ci guarda fermo e si bea del non comprendere
ti lascia un sorriso e continua a camminare
immagino, veloce, mi colpisci con corde e mi agganci con uncini - io capisco, io so, io sento, io bevo, io , io, io, tu, tu, tu, tu
noi
non si sta spegnendo nulla
non lascio spegnere nulla
se vorrai posare le dita sull' interruttore sarà tua scelta
rispettabile, odiabile, piangente, tutto
ma non aspettare me per incolparmene. non puoi. perché io ti amo, e tu non puoi farmi questo.
semplicemente.
Fissa lo schermo con le mani lungo le guance e si chiede si scrive gance o guancie ma non ha importanza comunque sia utilizza parole come comunque sia e anche 'spetta neh apparte tutto ciò i gatti son disperati aspettano cibo come bambini del bangladesh sia come sia apro l' acqua della doccia stasera cosa mangiare stasera partire vorrei partire non sarebbe male partire sto considerando l' ipotesi della pozione magica di Alice e rimpicciolire tutto così i miliardi di cose si restringeranno e tutto ci starà in una borsa di juta coi fiori giganti sopra applicati margherite, ricordi? solo margherite e anche papaveri devo prendere l' antibiotico e togliere il mezzo di comunicazione dal fornitore di energia perché a me, solo a me su tre giorni uno ci ho la batteria morta, l' altro son senza soldi nella scheda e il terzo ovviamente non ho campo. Comunque indi perciò ho trovato un brufolino in una posizione dolorosissima da schiacciare e sono lì in bilico che non so bene cosa fare.
Schiaccio?
Squeeze.
C'è polvere entrando in casa. Sei sul divano tipo otaria arenata. Muovi il culo e usciamo. Solo perché da Marzo a Ottobre sono confinata tra miliardari che credono che lo scopo della mia vita sia servirli e riverirli non significa che tu non sia la mia foca. Non spiaggiarti.
(ho fatto errori di grammatica? Refusi? Si? No? Pazienza. Vado a fare la doccia. I gatti hanno fame. Otto e Cino stan preparando l' ammutinamento. C'è ancora cicoria, in frigo?)
Nell' accezione logica e civile delle cose
un discorso razionale pretende risposte razionali mentre
una illogica consequenzialità di parole
richiede solo o sorrisi scintillanti oppure un netto rifiuto come quando passi vicino
ad un bidone della spazzatura troppo pieno.
Vorrei vedere il suo viso
vedere che espressione ha
potergli fissare gli occhi
e tirar fuori intanto
la bustina di semi di basilico
urlandogli se sa quanto tempo e quanta fatica richiedano le piantine a crescere
e sentenziare lapidaria:
mi pari il tipo che si merita di comprare i vasetti di pesto pronto all' esselunga.
Vieni qui, piccola mia.
La fune c'è, ma per lasciarlo penzolare,
cibo solo più per corvi che son stati scacciati dal nido.
mi stanno scivolando addosso i giorni di nuovo
io so che mi scappano
non riesco a farci nulla
ieri il suo viso era triste
colpi al cuore continui
uno stillicidio portato avanti con meccanica precisione
penso che andrò dritta nella curva
presto e tardi
Mi prende l' altalena
inizio a dondolare
le mani sulle corde che reggono il sedile
aria veloce in faccia salendo, vento che spinge scendendo
iniziano a crescere rampicanti campanelle bianche
coprono anche le mani che stringono
mi dài un colpo più forte
arrivo a quasi fare il giro della morte
gambe e piedi dritti e tesi a fendere l' ossigeno
e urlo mentre volo
urli anche tu
prendi le nuvole
non riesco, Emma, scappano
non si fanno prendere
io cerco, ma non le afferro
spingi più forte
ti prego
spingi
sgnep
amore mio, stasera grigliata di carne.
It's up to you.
Do you know it?
I won't play-say anything.
It's up to you.
Insalata di carote?
Metti le scarpe, prendi la borsa.
Via, si va da macDonald's.
Ti farò vedere dodici modi diversi di mangiare patatine.
Ovviamente uno più disgustoso dell' altro.
Con grazia plateale apre il frigo e ci ficca la testa dentro a vedere cosa possa darle sostentamento.
Con malagrazia il cane si piazza tra lei e i ripiani illuminati dalla luce a controllare che non ci sia qualcosa che
inavvertitamente
si possa mangiare.
Insalata di carote.
Mangiamo un chilogrammo di insalata di carote, è deciso.
Il cane la guarda disgustato e va a tirare fuori da sotto il divano la scorta di emergenza di pringler's al formaggio.
Che diamine, anche la depressione ha una sua dignità.
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