Ieri, esco per andare in banca, a depositare. Esco, con gli infradito azzurri.
Esco, e per strada trovo milanesi, che passeggiano, mangiandosi i marciapiedi con passeggini e nonni.
Affollano tutto, con l'arroganza del riposo, del diritto a fare perché si son sorbiti ventotto chilometri di strada, la superstrada trentasei, il pericolo mortale degli autovelox.
Ed ora qui, padroni, riempono i bidoni della spazzatura, si siedono sulle panchine, affollano i parcheggi.
Esco, vado in banca, il tangibile diventa effimero, diventa numeretti su un foglio, si divide in codici binari, si slancia su cavi coassiali, frigge sul rame, illumina leds di centraline.
Torno a casa, guardo con disprezzo la vecchia milanese che mano sulla schiena passeggia di fronte al piccolo supermercato.
Piano, le dico che tu tornerai e lei morirà.
Ti spieeeeeeeeeeeeeeeego
a me piacciono le bottigliette di sciroppo d'acero
e mi piacciono le frittelle dei telefilm su cui mettono lo sciroppo d'acero
e mi piacciono le cucine dove nei telefilm cuociono le frittelle su cui poi metteranno lo sciroppo d'acero
Emma
amore mio
almeno tu
dimmi:
che sapore ha lo sciroppo d'acero?
Lasciami riprendere fiato
ho sonno e tutto
non so spiegarti
è colpa di pioggia di diamanti
come rane che son cadute dal cielo
a vederle eran belle
cadendo a terra spargevano gli intestini ovunque
piove e i cani puzzano
ci può importare?
fermati all' autogrill
red bull
ti prego, ti prego
faremo notte
ascoltando gli ulivi
ci spingeremo lungo il sentiero dell'abbazia
dal promontorio contando i sassi rotondi che rendono più scura la piccola insenatura e le case di colori a matita
poi, con la spinta del freddo pungente, entreremo nella trattoria della nonna, dove tu chiederai di poter vedere il piccolo orto subito alle spalle e le manifatture di fil di ferro e latta della giovane nipote che vive a New Orleans.
siamo partite tardi
ma non ci importa
tanto la distanza da percorrere è poca
sono venuta a prenderti
finestrini abbassati
e abbiamo viaggiato così, a dispetto di qualsiasi regola sull'assennato consumo
abitacolo frastornato
e la braccia sporte a palmo aperto in un braccio di ferro con l'aria
due curve
improvvisamente il mare
da lontano l'azzurro è così tenue da fare un'unica pennellata con il cielo
non fa caldo
ancora
ci togliamo le scarpe
e arricciamo le dita al solletico delle onde
mio amore
Hai un ammiratore segreto, amore mio
Sa di Ile De France
Parla forse di banlieu
Digli che amo Besson
E ho visto L' Odio circa 14 volte
Chiedigli se ci ospita
per il nostro prossimo week end.
Anime anziane che si riscaldano al sole nascosto
calze pesanti e foulards al collo
rughe che sostengono occhiali affumicati
palme che nascondo odore di decomposizione
e lungomare percorsi in un girone dannato
in attesa di inciampare in un gradino, una pietra sconnessa
Giovani primipare con completini nuovi
nei loro occhi la stessa morte delle signore ingioiellate
una borsa fac-simile da accarezzare la sera nella camera ammobiliata
la telefonata al giovane lavoratore e la certezza del latte in polvere
Sarei potuta essere una di loro
fissavo le vetrine con orsetti ammiccanti
il caldo e le gambe piene di acido lattico
mi portarono ad essere signora con la pelliccia che puzza di canfora
a morire con gioielli di oro ormai brunito
Un grande incendio, invoco un grande incendio
che bruci e disperda le ossa che prendono il caffé
raccogliendo i granelli di zucchero nella tazzina
perché è stato pagato e la vecchiaia porta avidità
e un figlio bramosia.
Non mi lasci parlare delle vacanze passate
sapendo bene che mi incupirei
dicendoti di doppie case, doppi regali, doppi natali
raccontandoti di donne isteriche che lanciano invettive
di bellissimi uomini che non aprono bocca
di donne anziane che mi portano dal contadino a mordere pesche sugose
oppure
ti direi di una settimana da antiche zie, con l' odio nel cuore e il cellulare nascosto
o di una casa umida sopra l' ansaldo a giocare alla famiglia felice
ma anche
di una nave che solca l' oceano
di un pazzo che si prostituisce per vedere le sale macchina
sennò che dire di parigini colori albicocca
di spezie ed una piazza quadrata e gotica
una quiche lorraine suggerita in continuo da capelli diabolici
e come dimenticare
cani e sigarette nei ristoranti circondati da gargouilles.
Osservo il terrazzo che riprende vita sotto la polvere invernale
il telo che cura ulivi e limoni supplica di essere buttato
mi rimbocco le maniche ed esco nel gelo della mattina presto a respirare
mi versi una tazza di caffè e mi chiedi muta perché questa distanza
è il lavoro, amore mio, il maledetto lavoro che mi prende come un demone
la voglia di attività e di stanchezza
per giungere a fine stagione ubriaca più magra con un perfetto accento losangelino
a chiederti
portami via, Emma, portami via
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